Credo che condonare indiscriminatamente le cartelle esattoriali emesse prima della pandemia sia ingiusto verso chi, magari a fatica e con tanti sacrifici, ha rispettato le regole. Ma soprattutto si crea un incentivo distorsivo che rischia di premiare molti furbetti e di ledere quel patto fondamentale tra Fisco e contribuente. Dovremmo favorire interventi che riducono gli interessi e le sanzioni, ma non il nozionale dell’imposta, come la definizione agevolata o la rottamazione delle cartelle, come proposto più volte negli ultimi mesi. Sono invece del tutto favorevole a misure deflattive circoscritte dei debiti tributari di quei soggetti – imprese, partite IVA, professionisti – che faticano ad onorare le scadenze fiscali a causa della crisi pandemica. Occorre anche mettere ordine nel nostro magazzino fiscale, dove 895,8 su un totale di 987 miliardi sono crediti tributari verso soggetti falliti o deceduti e quindi del tutto inesigibili: in questo modo l’Agenzia delle Entrate potrà liberare risorse preziose da concentrare sul sostegno ai contribuenti e nella riscossione dei crediti tributari ancora esigibili.
Sì rottamazione cartelle, no ai condoni
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